"Gli uomini sono creati per ricominciare”   H. Arendt

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disturbi di personalità

I disturbi di personalità non sono solo caratterizzati da specifici sintomi o sindromi, come ad esempio il disturbo ossessivo-compulsivo, la depressione o gli attacchi di panico, ma dalla presenza esasperata e rigida di alcune caratteristiche di personalità.

 

La personalità (o carattere) è stata definita in molti modi, ma si può dire che sia l’insieme delle caratteristiche, o tratti stabili, che rappresentano il modo con il quale ciascuno di noi risponde, interagisce, percepisce e pensa a ciò che gli accade.

 

Si può anche dire che la personalità, per chiunque e non solo per chi soffre di disturbi di personalità, sia il modo stabile che ciascuno di noi si è costruito, con le proprie esperienze ed a partire dal proprio temperamento innato, di rapportarsi con gli altri e con il mondo. I tratti che la compongono rappresentano le caratteristiche del proprio stile di rapporto con gli altri: così esiste per esempio il tratto della dipendenza dagli altri, o della sospettosità, o della seduzione, oppure quello dell’amor proprio.

Normalmente questi tratti devono essere abbastanza flessibili a seconda delle circostanze: così in alcuni momenti sarà utile essere più dipendenti o passivi del solito, mentre in altri sarà più funzionale essere seducenti.

 

disturbi di personalità sono caratterizzati dalla rigidità e dalla presentazione inflessibile di tali tratti, anche nelle situazioni meno opportune.

Solitamente tali tratti diventano così consueti e stabili che le persone stesse non si rendono conto di mettere in atto comportamenti rigidi e inadeguati, da cui derivano le reazioni negative degli altri nei loro confronti, ma si sentono sempre le vittime della situazione e alimentano il proprio disturbo di personalità.

Non tutti i disturbi di personalità hanno lo stesso impatto funzionale, possono comunque essere suddivisi, in base alle loro caratteristiche, in tre gruppi:

  1. Bizzarri o eccentrici (cluster A): DDP Paranoide, DDP Schizoide, DDP Schizotipico

  2. Drammatici, emozionali, imprevedibili (cluster B): DDP Istrionico, DDP Narcisisitico, DDP Borderline, DDP Antisociale

  3. Ansiosi o timorosi (cluster C): DDP Evitante, DDP Dipendente, DDP Ossessivo compulsivo, DDP Passivo Aggressivo. In questi casi l’ansiaha una base strutturale.

DISTURBO EVITANTE DI PERSONALITA'

E' caratterizzato da un profondo senso di inadeguatezza nella vita di relazione, con un enorme timore delle critiche, della disapprovazione altrui e di esclusione.

La persona con disturbo evitante di personalità tende ad avere una vita ritirata con un visibile senso di vuoto, tristezza e sensazione che la vita non abbia un senso.

 

Emozioni quali, l’imbarazzo o l’umiliazione li inducono ad evitare il confronto con gli altri nonostante avvertano un forte desiderio di relazione

E’ possibile riscontrare la presenza di alcune di queste caratteristiche anche in altri disturbi psicologici (fobia sociale, disturbo dipendente di personalità, ecc.).

 

L’obiettivo comune in terapia sarà quello di imparare a regolare l’imbarazzo e l’umiliazione del paziente, validandolo empaticamente, unitamente a strategie comportamentali e di skill training per incoraggiare l’esposizione della persona alle situazioni temute ed incrementare  le abilità sociali.

DISTURBO DIPENDENTE DI PERSONALITA'

Si caratterizza per una eccessiva necessità di relazione, con costanti sforzi per mantenere i rapporti personali e non arrivare mai alla sensazione di solitudine. Infatti, le persone che presentano questo disturbo si ritengono incapaci di vivere in solitudine senza nessuno al loro fianco che li sostenga perché si ritengono poco in grado di affrontare gli eventi della vita.

 

I sentimenti di smarrimento, inutilità e le sensazioni di vuoto che esperiscono quando non hanno un persona al loro fianco, li inducono a chiedere costanti rassicurazioni e conferma dagli altri, perché sentono il bisogno costante di essere presenti e importanti per l’altra persona.

Tendono a vivere anche ogni piccolo gesto di allontanamento come un possibile abbandono. Onde evitare il dolore dell’abbandono cercano in tutti i modi di compiacere l’altro, investendo nel solo scopo di assicurarsi la presenza dell’altra persona.

 

L’obiettivo comune in terapia sarà quello di creare, fin dalle prime sedute, una buona alleanza terapeutica, lavorando in seconda battuta sul riconoscimento dei propri desideri per promuovere autonomia e aumentare il senso di efficacia nelle proprie capacità. parallelamente si cercherà di gestire insieme le sensazioni molto dolorose di vuoto e la paura dell’abbandono.

DISTURBO OSSESSIVO COMPULSIVO DI PERSONALITA'

Caratterizzato da rigidità su questioni di etica e di moralità, preoccupazione per l’ordine e per le regole, perfezionismo, procrastinazione, difficoltà a delegare e a cooperare, poca o nulla manifestazione delle proprie emozioni, controllo nel lavoro e nelle relazioni interpersonali.

 

Spesso il D. ossessivo compulsivo di Personalità è associato ad un D. ossessivo compulsivo, nonostante siano due categorie diagnostiche ben distinte.

Il trattamento cognitivo comportamentale (nello specifico la Terapia Metacognitiva Interpersonale-TMI) potrebbe essere efficace con questo tipo di pazienti grazie al lavoro sul monitoraggio e accettazione delle proprie emozioni e stati d’animo e su altre funzioni metacognitive problematiche in questo tipo di disturbo (es. favorire la flessibilità di pensiero vs la rigidità su questioni morali o etiche).

 

L’obiettivo sarà quello di accompagnare il paziente ad affrontare situazioni al di fuori della sua routine imparando strategie più efficaci per gestirle, abbassando gli standard elevati e lavorando sulle sensazioni di piacevolezza e rilassamento.

DISTURBO PARANOIDE DI PERSONALITA'

Si manifesta con caratteristiche come la diffidenza e l'essere sospettosi verso il prossimo che inducono il paziente ad una vita ritirata a livello sociale.

 

Si ha la tendenza a percepire in maniera ingiustificata e molto invalidante le azioni degli altri come minacciose e per questo motivo le persone con disturbo paranoide sono in costante stato di minaccia, sfiducia verso il mondo esterno, ipervigilando e agendo in maniera molto cauta.

 

Spesso evidenziano una totale assenza di sentimenti ed emozioni nella relazione con l’altro e tendono ad essere polemici, sulla difensiva, permalosi se pensano di essere stati attaccati e criticati.

 

La difficoltà pervasiva di non riuscire a porsi nei panni dell’altro e di non riuscire a distinguere a volte quelle che sono solo proprie idee e sensazioni di minaccia rispetto alla realtà esterna, non inducono questi soggetti a cercare aiuto spontaneamente (spesso infatti è un familiare preoccupato che chiama il terapeuta). 

La psicoterapia cognitiva individuale a lungo termine risulta essere efficace nel momento in cui si riesce a stabilire con questi pazienti una alleanza terapeutica, anche se di enorme difficoltà a causa dei vissuti di sfiducia e sospettosi del paziente. 

DISTURBO SCHIZOTIPO DI PERSONALITA'

Caratterizzato da comportamenti bizzarri e definiti dagli altri “strani” che portano questi soggetti all’isolamento sociale e a costruire delle credenze insolite di solito caratterizzate da sospettosità,  pensiero magico (es. sentire di avere poteri o caratteristiche speciali come leggere la mente dell’altro).

 

La modalità con cui entrano in relazione è altrettanto bizzarra, spesso inappropriata e rigida (inadeguatezza relazionale lontano dalle convenzioni sociali, sensazioni di costante diversità e alienazione).

 

In condizioni di stress possono presentare sintomi psicotici, in genere di breve durata.

Il trattamento consigliato è quello cognitivo-comportamentale con l’obiettivo generale di un miglioramento della  qualità di vita del paziente attraverso l'apprendimento delle abilità sociali di base (es. nella comunicazione, adattarsi alle varie situazioni, ecc.), in un clima terapeutico non giudicante nei confronti del paziente e delle sue “stranezze”.

DISTURBO SCHIZOIDE DI PERSONALITA'

Rappresentato dalla difficoltà a stabilire e mantenere relazioni sociali adeguate e dal totale disinteresse nel farlo.

 

Questi pazienti hanno una vita isolata dal punto di vista sociale (pochi amici, stretti) e dal punto di vista lavorativo (scelta di lavori in cui i contatti sociali sono ridotti al minimo).

 

Sono indifferenti all’approvazione altrui e mostrano freddezza verso qualsiasi sentimento dell’altro con cui sono in relazione, distaccandosi e chiudendosi nel loro mondo.

Hanno una difficoltà enorme nell’esprimere i propri sentimenti ed emozioni (positive e negative) e non provano piacere in nessuna area della loro vita.

La terapia con questo tipo di pazienti è molto difficoltosa. Se i soggetti arrivano in seduta si cercherà di lavorare sull’identificazione di vissuti e comportamenti disfunzionali (propri e altrui) allo scopo di migliorarne la qualità di vita attraverso l’apprendimento delle abilità sociali di base.

 

Il compito del terapeuta sarà quello di accettare senza giudicare la volontà del paziente a vivere in maniera isolata, rispettando i suoi desideri e aiutandolo a mediare tra isolamento completo e socializzazione forzata.

DISTURBO ISTRIONICO DI PERSONALITA'

E’ un disturbo in cui si evidenziano vissuti e comportamenti caratterizzati da emotività esagerata e modalità drammatiche e teatrali (es. abbracciare appassionatamente persone poco conosciute) messe in atto dal paziente nel tentativo di ricercare ed ottenere attenzione e approvazione da parte degli altri.

 

Queste manifestazione sono spesso inappropriatamente seduttive anche in contesti inadeguati (es. datore di lavoro).

 

Altre manifestazioni tipiche del disturbo sono: tendenza alla somatizzazione, ricerca di stimoli diversi e sempre nuovi, provocazione e istigazione, ipersocievolezza, scarso senso di identità personale, manipolazione affettiva dell’altro, elevata suggestionabilità.

Il trattamento privilegiato è la psicoterapia individuale, con lo scopo di individuare le proprie emozioni, i propri pensieri e gli eventi e valutare le conseguenze delle proprie azioni. Successivamente si lavora sulle credenze disfunzionali relative all’inadeguatezza, incapacità di prendersi cura di sé e allo scarso valore che questi pazienti spesso si attribuiscono. Insieme al terapeuta il paziente apprende a soddisfare i propri bisogni in modi più funzionali, in maniera graduale.

DISTURBO NARCISISTICO DI PERSONALITA'

Caratterizzato da un pattern pervasivo di grandiosità, bisogno di ammirazione e mancanza di empatia. Chi soffre di questo disturbo infatti evidenzia la necessità di sentirsi speciale e si aspetta di ricevere lodi e apprezzamenti, reagendo con rabbia e rimugino quando questo non viene fatto. 

Unitamente a questo, si riscontra in essi la tendenza a reagire alle critiche sperimentando da una parte rabbia, dall’altra vergogna.

In virtù del valore personale che ritengono di possedere, tali individui presumono di dover frequentare e di poter essere capiti soltanto da persone speciali, prestigiose o di elevata condizione sociale o intellettuale, a partire dalla considerazione che le loro necessità siano al di fuori della comprensione e della competenza delle persone ordinarie.

Richiedono un’eccessiva ammirazione da parte dell’ambiente. Presentano l’aspettativa che tutto sia loro dovuto e che, per effetto del loro essere persone speciali e superiori, debbano ottenere trattamenti di favore, nonché la soddisfazione immediata delle loro priorità, a cui si attendono che gli altri necessariamente si sottomettano; quando questo non si verifica, diventano furiosi e sprezzanti.

Tale senso di diritto, unitamente alla mancanza di sensibilità per i desideri e per le esigenze altrui, sfociano spesso nella tendenza allo sfruttamento ed alla manipolazione interpersonale

Tali individui generalmente mancano di empatia, dimostrandosi incapaci di riconoscere i sentimenti ed i bisogni degli altri, nonché di identificarsi in essi. Presso il Terzo Centro di Psicoterapia Cognitiva il disturbo narcisistico di personalità viene trattato mediante la psicoterapia metacognitivo-interpersonale (TMI), che consiste in una psicoterapia di tipo individuale, generalmente a frequenza settimanale. Se necessario, ad essa può essere affiancato un trattamento farmacologico, così come una terapia di gruppo, soprattutto in fasi avanzate di trattamento, di coppia o familiare (spesso quando il paziente è in tarda adolescenza).

A partire da quanto detto, il trattamento metacognitivo-interpersonale (TMI) si realizza attraverso le seguenti operazioni:

  • identificazione di emozioni, bisogni, desideri ed accesso ad essi;

  • riconoscimento delle relazioni esistenti tra stati interni e variabili relazionali;

  • individuazione, messa in discussione e modificazione delle convinzioni di base circa se stessi e gli altri;

  • individuazione ed interruzione dei circoli viziosi che si instaurano tra pensieri, emozioni e comportamenti;

  • identificazione degli stati problematici (grandiosità, distacco, vuoto, depressione, vergogna, invidia, rabbia) e valutazione di strategie più funzionali per la gestione di essi;

  • ricostruzione delle dinamiche interpersonali disfunzionali (distacco, competizione, idealizzazione-svalutazione) e superamento di esse a partire dalla modificazione della rappresentazione sé/altro e delle aspettative circa la relazione;

  • apertura alla considerazione dei sentimenti e delle prospettive altrui.

  • regolazione dell’autostima mediante la promozione di modalità più funzionali

DISTURBO BORDERLINE DI PERSONALITA'

 L’instabilità emotiva è la caratteristica principale del D. Borderline di Personalità e si manifesta in cambi repentini di umore che insieme all’instabilità a livello interpersonale e comportamentale e all’impulsività, rendono questo quadro psicopatologico invalidante. 

Le persone con questo disturbo, oscillano rapidamente tra emozioni spesso contrastanti tra loro e in risposta ad eventi relazionali come ad esempio, l’abbandono, il rifiuto e la critica.

I pazienti con D. Borderline presentano una sensibilità ed una vulnerabilità emotiva molto più alta rispetto alle altre persone, nel senso che la reazione emotiva è molto più intensa, duratura e fatica a ritornare a livelli basali, questo si traduce spesso in una difficoltà a regolare il proprio assetto emotivo (disregolazione emotiva).

 

L’impulsività è una modalità disfunzionale che questi pazienti hanno per gestire le loro emozioni e questo si traduce in scoppi d’ira, litigi, abuso di sostanze, abbuffate, promiscuità sessuale, ecc. In questi pazienti è presente anche un alto tasso di comportamenti autolesivi (es. procurarsi delle ferite) e di atti suicidarsi o parasuicidari (ad esempio ingerire dosi massicce di farmaci).

Il trattamento cognitivo mira sin dalle prime sedute alla creazione di un’alleanza terapeutica con questo tipo di pazienti e su un impegno e un accordo puntuale da entrambe le parti sugli obiettivi terapeutici.

In situazioni in cui è a rischio la vita del paziente bisognerà ricorrere ad un trattamento integrato (individuale, farmacologico, familiare e di gruppo, es. skills training).

DISTURBO ANTISOCIALE DI PERSONALITA'

Caratterizzato da problemi relativi alla violazione dei diritti altrui, inosservanza della legge e delle norme sociali e quindi dalla messa in atto di comportamenti illegali (es. rubare) e immorali (es. mentire) spesso per ottenere benefici o profitto (es. denaro, sesso, potere).

Questi comportamenti si manifestano dall’età di 15 anni.

I pazienti con D. Antisociale di Personalità non mostrano rimorso per le conseguenze dei loro comportamenti e possono spesso essere impulsivi, manipolatori e aggressivi. Le emozioni prevalenti sono rabbia, umiliazione e disprezzo dell’altro e delle autorità, noia, invidia, euforia nel compimento dell’atto illegale o immorale.

 

C’è una grossa difficoltà da parte di questi pazienti nel provare empatia e porsi nella prospettiva dell’altro, sono infatti, spesso, distaccati freddi e cinici.

Solitamente queste persone non richiedono direttamente cure psicoterapeutiche ma giungono alle autorità a causa dei loro problemi con la legge e potrebbero essere inseriti in programmi riabilitativi. La loro scarsa consapevolezza di malattia purtroppo non permette di avere un buon esito se non con un trattamento integrato in strutture predisposte.